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Uno dei pilastri del nostro metodo è il triangolo Identità – Strategia – Azione.

Ci è capitato tante, tantissime volte, di incontrare aziende con una perfetta strategia disegnata, con contenuti davvero meravigliosi, con idee, analisi e anche piani ben strutturati. Piani strategici che restano “oggetti”, documenti approvati, sicuramente voluti, ma che restano incompiuti, come se dovessero magicamente tradursi in comportamenti coerenti da soli.

La verità è che la strategia non abita solamente in un bel documento, o in post perfetti, ma scivola nei comportamenti, nelle scelte quotidiane, nella pervasività e nel grado di adozione in ogni singola persona dell’organizzazione. In ogni singola persona. La realtà è fatta di decisioni piccole, quotidiane, distribuite, di priorità che cambiano, di urgenze che divorano il tempo, di silos che interpretano in modo diverso la stessa direzione. Così l’organizzazione produce molto movimento, ma, purtroppo, spesso poca traiettoria, attraverso tante iniziative e poca coerenza. Tanto fare e poca direzione, ma soprattutto poco cambiamento.

Il Design Strategico Facilitato risponde a questa frizione con una triangolazione essenziale

Identità → Strategia → Azione

che è un modo di progettare la trasformazione dall’interno.

Nel modello Gowisi, infatti, l’idea di fondo è che le soluzioni più potenti sono già presenti nel brand e nelle persone che lo vivono; il compito è farle emergere attraverso co-creazione e renderle subito attuabili.

 

Identità –> ritrovare il centro, prima di accelerare

L’identità è la parte più sottovalutata e più potente della strategia. Perché non coincide con “chi diciamo di essere”, ma con chi siamo quando nessuno ci guarda, ciò che difendiamo nelle scelte difficili, i compromessi che rifiutiamo, il modo in cui trattiamo clienti e persone quando il trimestre si complica.

Quando scrivi “valori” su un poster, stai descrivendo un desiderio. Quando li usi per decidere, diventano un sistema operativo.

Nel Design Strategico Facilitato, la fase di identità serve a spostare l’attenzione da ciò che è immediatamente “vendibile” a ciò che è vero, distintivo e sostenibile: valori, motivazioni profonde, ma anche frizioni interne che spesso nascondono energia che può essere usata, conoscenza tacita, punti di forza e criticità. Coinvolgere chi vive il brand significa creare strategie autentiche e allineate all’identità reale.

 

L’identità è la bussola, non la mappa.
Una mappa può essere dettagliata, ma se la bussola è guasta, puoi percorrere chilometri nella direzione sbagliata con grande efficienza.

 

Avere un’identità chiara permette di avere una narrativa interna coerente basata su un profondo senso condiviso, di adottare e diffondere criteri di scelta comuni a tutte le persone, liberando tempo e silos, agevolando un linguaggio comune tra funzioni.

 

 

Strategia –> scegliere!

Qui arriva la parte più scomoda perché la strategia è sempre un atto di scelta!

È la capacità di scegliere dove investire, e quindi dove non investire, cosa smettere di fare per liberare risorse e attenzione, quali persone servire davvero, quali clienti vogliamo e, soprattutto, scelti, quale promessa mantenere diventando attivi rispetto al proprio posizionamento, come atto di responsabilità nei confronti di clienti, partner, fornitori, comunità.

La strategia diventa così un verbo perché accade nel tempo, è il modo in cui l’organizzazione prende decisioni coerenti. Il rischio delle “strategie decorative” nasce quando la strategia è un racconto elegante che non ha conseguenze perché non riesce a cambiare i criteri di priorità, non sposta i budget verso ciò che genera il cambiamento, non modifica i processi, non ridisegna ruoli.

 

La strategia è un setaccio.
Non serve per aggiungere idee, ma per trattenere ciò che conta e lasciare andare il resto.

Azione –> rendere l’intenzione implementabile

È qui che molte strategie falliscono. Non perché sbagliate, ma perché non progettate per essere adottate. Se la strategia non atterra in una roadmap, in una distribuzione delle responsabilità, in una serie di esperimenti e metriche, in rituali e governance, allora resta “atmosfera”

E l’atmosfera — per quanto ispirazionale — non paga l’affitto.

 

L’azione è la prova del suolo.
Puoi costruire un ponte bellissimo, ma se non calcoli dove poggiano i piloni, crolla al primo pieno.

 

Il triangolo come antidoto

Le strategie decorative hanno un pattern: nascono in un contesto -riunione, management meeting, consulenza-, ma non cambiano il contesto che dovrà realizzarle. Rimangono “sopra”.

Il triangolo Identità–Strategia–Azione, invece, funziona perché ancora la strategia a ciò che è vero – l’identità-, obbliga a scegliere e semplificare  – la Strategia – e costruisce adozione e implementazione – l’Azione.

Ed è un triangolo proprio perché se salta un vertice, crolla la figura. L’azione senza identità è frenesia, come capita spesso nelle organizzazioni, la strategia senza azione è una narrativa sterile, l’identità senza strategia è introspezione senza impatto.

 

Gli strumenti sono solo il ponte

Design Thinking, LEGO® SERIOUS PLAY®, facilitazione maieutica, sprint e canvas sono strumenti potentissimi, ma — da soli — rischiano di diventare episodi: attività intense, output interessanti, e poi ritorno alla normalità.

Nel modello Gowisi, invece, gli strumenti vivono dentro un sistema, che integra metodi proprietari e comprovati: Business Design Marketing®, LEGO® SERIOUS PLAY®, facilitazione maieutica, Design Thinking, Foundation Sprint.

L’elemento che permette di fare click è passare dal concetto “fare un canvas” a quello squisitamente trasformativo di costruire un modello adottabile.

 

Nel Design Strategico Facilitato la strategia smette di essere un artefatto e diventa un atto collettivo: un processo in cui le persone riconoscono il centro (Identità), compiono scelte nette (Strategia) e costruiscono l’adozione (Azione). È così che l’organizzazione passa dal “fare tante cose” al “muoversi insieme”.